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Post di prova

Posted by durk on 17:03
Proto-punk è un termine usato per definire un certo numero di gruppi che sono stati importanti precursori del punk rock, o che sono stati citati come influenti sullo sviluppo del punk rock prima della sua effettiva nascita. Esso non è propriamente un genere musicale, ma unicamente un termine per raggruppare quelle band esponenti di particolari stili rock che ispirarono direttamente la corrente punk rock, poiché molti gruppi ampiamente differenti sono stati etichettati sotto tale denominazione. Le band proto-punk infatti rientrano in diverse sotto-categorie del rock come glam rock, glam punk, garage rock, hard rock, pub rock o generalmente rock & roll.
La maggior parte dei "protopunkers" suonavano rock & roll in stile tipicamente anni sessanta e settanta, benché alcune band si fossero definite tali in anticipo. Il garage rock e glam rock sono generalmente considerati come tra le correnti del rock più influenti nello sviluppo del punk rock.
Buona parte dei gruppi dell'ondata proto-punk ispirarono successivamente anche altre correnti rock come la new wave ed il garage rock revival o garage punk.
Degli esempi significativi di proto-punk band sono The Who, Iggy Pop &The Stooges, Alice Cooper, Pere Ubu, MC5, Monks, David Bowie, Velvet Underground, The Modern Lovers, T-Rex e i New York Dolls.

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M. O.

Posted by durk on 08:50 in
















1) Non c'è felicità senza stupidità.
2) L'ignoranza genera illusioni.
3) Le illusioni assopiscono.
4) Sto seriamente pensando di voler diventare stupido.
5) Potrei esserci già riuscito.
6) Muro.
8) Sorriso.

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Occupato.

Posted by durk on 08:43
E tu? Mi vuoi salvare o vuoi essere salvata?
Sembra una frase da film
di quelle che non vogliono dire un cazzo,
col sorriso amaro di chi non sa che dire
ma non ha bisogno di farlo.
Era il massimo della risposta, nei tuoi saluti
nei tuoi "ancora un bacio", "ancora, stringimi",
mentre facevamo l'amore nelle ore più strane
quando le carezze scrosciavano tra le lenzuola
e tutto si è perdeva come polvere in volo.
Nessuna speranza senza futuro.
E non qualcuno a cui importasse.
Solo i tuoi sorrisi, solo le tue mani,
sospiri, sospiro, respirare
e il giorno nato con te al fianco
Nessun futuro senza speranza.
Ma certe volte non m'importa sapere.
Lasciati andare, non sprecare fiato.
Vattene, ho bisogno di star solo.

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Ci vuol Pazienza.

Posted by durk on 11:16 in
"La musica ha una grande funzione per me. Il mio prossimo progetto è un giornalino con un disco incorporato. Con la musica ci vivo benissimo, sento tre radio, una l'ho sentita tutto l'inverno e conosco a memoria tutte le pubblicità, ricanto le canzoni piu ignobili, perche sono una fogna. Riesco ad apprezzare anche Diana Ross se in quel momento ha grinta e se il disco funziona nei minimi particolari, perché li fanno benissimo questi americani e riesci a goderne anche la spettacolarità. Mi piace il cantante dei Police, Mark Knoff perché ha un carisma prodigioso, oppure Freddy Mercury che è il cantante dei Queen, che fanno uno spettacolo di grande rock, perche rock è tutto. In questo momento vorrei essere la corda tesa di una chitarra rock, essere la corda che vibra in un grande concerto. Vorrei essere la chitarra di Keith Richards.. NO! Vorrei essere Sid Vicious, che vado dicendo!" [Andrea Pazienza] <--- ...che non fa mai male.

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Scatti in piccole dosi

Posted by durk on 20:41 in
Sono in macchina. Il tramondo scende lento dietro l'orizzonte arrossato, le nuvole arrossate e gli alberi scossi dal libeccio.
Ogni volta che ti chiamo, ogni volta che ti sento, ogni volta che ti vedo, ogni fottuta volta è un pugno nello stomaco. Ne ho bisogno, ma so che mi farà male. Meglio non chiamare. Ma è troppo che ne faccio a meno, è una necessità impellente, mentre al solo pensiero le tempie mi si bagnano di minuscole gocce di sudore freddo. No, non ti chiamo. Lascio il cellulare sul sedile accanto, poi lo prendo, di scatto, faccio il numero. E' un bisogno morboso di farmi del male, una necessità sterile ed autolesionista di sapere che ci sei, che c'è ancora qualcosa, qualcuno in grado di ritorcermi le budella, sensazioni di attimi, sempre quelli, ripetuti all'infinito. Cicli circadiani autolesionisti, per stare bene, per non pensare un po', per guardarti ancora una volta fissa negli occhi, occhi così grandi che ci sto già affogando. Sensazioni sconnesse, un mondo a colori, risate e la botta di paranoia subito dopo. Il respiro pesante dopo che esco. Si, so che andrà così. E ci sarà qualcosa di inconfessabile dentro e mi stupirò ancora che ci sia ancora qualcosa che mi stupisca e di sapere che sei ancora tu, che è ancora un tuo gesto che ancora non avevo notato, che è sempre il tuo sorriso timido e sincero quando ti ritrai, vederti che ridi.
Costante consapevolezza di sapere cosa ritrovare, ricordare le strade, seguire, andare oltre, ritornare. E' una corona di filo spinato per sentirmi un attimo re, sebbene sappia che sarò spodestato. Certe volte, per certi attimi, ne vale ancora la pena.
E io lo so dove sei, davvero, conosco il tuo profumo. Conosco la tua luce e so abbracciare il tuo buio. Perché l'ho fatto e tu lo sai che potrei.
Io lo so l'effetto che fai, con te vado sul sicuro, adrenalina. Sali nelle vene, poi il cervello comincia a pulsare, i pensieri si fanno leggeri, connessioni neuronali sconnesse, prima che la testa esploda un po'. Poi sto bene.
So dove sei, so dove vorrei essere, vorrei perdermi, vorrei essere in te. E non posso. No, non devo. Tu devi rimanere la mia certezza, io ho così terribilmente bisogno di te. E' per questo che alla fine cedo.
Squilla.
Tanto lo sapevi che l'avrei fatto. Ti sentivo nell'aria e per te era lo stesso. Lo sapevi che avrei acconsentito questa volta, come al solito, a quel sottile richiamo della tua mente. La mia è devozione.
Il nostro è un gioco perverso, il mondo sa e noi taciamo. Oh si, davvero, se ci pensi bene, lo sai anche tu. La descrizione è così completa, il quadro è perfetto, ma io sono un artistoide senza fama nè brama di successo e non ho il coraggio di togliere il lenzuolo alla mia opera migliore. E' una cosa mia poterti guardare, il modo con cui ti ammiro, con cui scruto sicuro la tua bellezza. E un po' maniacale.
Rispondi.
Dove sei? E per poco non prendo in piedo l'auto davanti a me, con il rumore della frenata, gli pneumatici a strisciare l'asfalto. E poi corro. Corro a raggiungere la mia certezza, il mio piccolo mondo in una palla di vetro, prima che svanisca, prima che passi l'effetto. Non puoi lasciarmi, perché sarebbe dura fare certi passi. E non ho nemmeno bisogno d'averti. Ma devo sapere che ci sei, è terribilmente importante sapere che esisti, che stai bene, soprattutto che stai bene. No, non sto piangendo, stai tranquilla.
Ho la mia maschera da benaugurante, il mio sorriso e ho il tuo. E le lacrime scompaiono e io sto bene e sono felice. E ti vedo e ci sei e mi scorri dentro e mi pulsi in testa.
Con te sono sempre impacciato, come se ti vedessi per la prima volta e mi perdessi subito. Del resto e stato così, ma ovviamente tu questo non lo sai. Sudo freddo, rido nevrastenico, scherzo senza cinismo, mi muovo, fumo, sono irrequieto. Mi alzo quando ti alzi, non per educazione, ma per un gesto inconsulto, forse per non farti andare. Guardo i tuoi occhi con il trucco nero, le tue labbra sottili, il sorriso da pubblicità, la vita sottile. E il tuo fare distratto e la tua testa dura. Il mondo tutto tuo, nella tua testa, il tuo pensare sempre al meglio e tanto poi chi se ne frega. Certe volte mi spiazzi. Come quando mi abbracciasti. Tu non abbracci mai. E ti sta bene anche il pigiama che ti fa così sexy.
E vorrei, ma non posso. E potrei, ma non devo. E dovrei, ma non riesco. Eppure darei tutto per pur di sapere che ci sei. E ti sorrido. E ridiamo. E mi basta. E mi serve vederti così.
E sei droga e sogno.

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Ballata insonne per primogenite lontane (si, non c'ho un cazzo da fare... a parte dormire, cosa che non riesco a fare).

Posted by durk on 17:59 in
Aveva le unghie affilate e smaltate,
Charlotte era fresca di fine estate.
Guardava in cagnesco ed era inquitante,
passava leggera, con orma pesante.
Era diversa, era bambina,
anima salva, un po' bambolina,
piangeva depressa, o forse incazzata,
una smorfia, un gestaccio, carta voltata.
Animo allegro, un calcio alle palle,
occhio alla lama e attento alle spalle.
Arroganza superba, orgoglio severo:
aveva la ragazza un pellicciotto nero.
La scruta la gente tutta impettita,
una birra ed un rutto e s'è divertita.
Troppo cervello, lingua tagliente
dolce fanciulla, un po' delinquente.
Guardala bene, bella anche tanto
se la conosci, te ne fai vanto.
Sempre sincera, sorella agguerrita,
causa o rimedio di qualche ferita.
Sempre presente per chi s'avvicina,
poi qualche volta diventa piccina.
Se pensa malizia, alza il sopracciglio,
sempre astuta, sa usare il suo piglio.
Amante distratta e poi un sorriso
ti manda all'inferno ed al paradiso.
La gente la guarda un po' circospetta,
lei non è preda, è furia che aspetta.



N.B.: L'immagine qui presente, tagliata per motivi di pubblicazione, si deve a colui che una volta si firmò in chat con la vignetta sotto raffigurata. Ringraziandolo per ovvi motivi, prima o poi vedrete l'opera completa (forse).

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Quando qualcosa manca.

Posted by durk on 04:51 in
"- Non si può scrivere la propria morte.
E' lo psichiatra che mi ha detto così, e sono d'accordo con lui perché, quando si è morti, non si può scrivere. Ma, dentro di me, penso di poter scrivere qualunque cosa, anche se è impossibile e anche se non è vera.
In genere m'accontento di scrivere nella testa. E' più facile. Nella testa tutto si srotola senza difficoltà. Ma una volta scritti, i pensieri si trasformano, si deformano, e tutto diventa falso. A causa delle parole.
Dovunque mi trovi, scrivo. Scrivo mentre vado verso il bus, scrivo nel bus, nello spogliatoio degli uomini, davanti al mio macchinario.
Il guaio è che io non scrivo ciò che dovrei scrivere, scrivo qualunque cosa, cose che nessuno può comprendere e che nemmeno io comprendo. La sera, quando ricopio quello che ho scritto nella mia testa durante la giornata, mi domando perché ho scritto tutto ciò. Per chi, e per quale ragione?

Lo psichiatra mi domanda:
- Chi è Line?
- Line è un personaggio inventato. Non esiste.
- La tigre, il pianoforte, gli uccelli?
- Incubi, nient'altro.
- Lei ha cercato di morire per colpa dei suoi incubi?
- Se avessi veramente cercato di morire, sarei già morto. Volevo solo riposarmi."


Tratto da "Ieri" di Agota Kristof.

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Sciocchezze

Posted by durk on 07:13 in
Un giorno ho incontrai un uomo. Era un bell'uomo, ben vestito, bel sorriso. Sicuro, serio, affidabile. E le mani! Si, le sue mani erano perfette e non tremavano! Si può capire molto dalle mani delle persone. Aveva un viso così sereno, sembrava giovane, di quell'età indefinita dei denti belli da pubblicità.
Si sedette accanto a me, su una panchina scomoda del parco, sotto uno di quei pioppi grandi. Questo sotto cui mi siedo io è un po' meno grande. Mi piace perché è un po' mal ridotto. Qualche mese fa è stato preso da un fulmine e una parte è bruciata.
L'uomo mi chiese il nome. Poi disse:
"io sono il bene. Se seguirai le mie leggi sarai felice. Lo so, sono tante - aggiunse sospirando, mentre tirava fuori un grosso libro che sembrava uscito dal nulla e da chissà quale tempo, tanto sembrava antico - ma se le seguirai, se le seguirai tutte, fino in fondo... beh, amico mio, sarai soddisfatto".
Presi il libro. L'uomo sorriso ancora, si tocco il cappello in gesto di saluto intanto che s'alzava e si incamminava nel viale pavimentato del parco, prima di scomparire.

Cominciai a malapena a sfogliare il libro, quando da dove se n'era andato il primo, si avvicinò un altro uomo, con gli occhi immensi, occhi che sembravano avere pianto tanto e visto il mondo, occhi che sembravano aver conosciuto la gioia e l'amarezza. Aveva le rughe intorno a quegli occhi ed anche intorno alla bocca. La barba era vecchia di qualche giorno. Sembrava... vissuto. Oh si, era uno di quegli attori da scena da film di guerra in cui l'eroe è lui e lo riconosci perché ha vissuto ed è vissuto!
Mi guardò negli occhi e senza nemmeno salutarmi cominiciò a parlare del tempo, della primavera che stava per arrivare e del freddo che ancora si faceva troppo sentire. Sorrise di una gioia forse un po' amara, ma una gioia vera, una gioia che non faceva parte di me e che non gl'importava condividere, sebbene lo stesse facendo senza pensarci. Non mi chiede nemmeno il nome e ad un certo punto disse:
"Brav'uomo, io sono il male. Bevo, rutto, sono maleducato e dico sempre quello che penso, anche quando è sconveniente, soprattutto quando è sconveniete. Il male, che possa lavorare alle tue spalle o venirti dritto come un treno, è sempre brutto come un pugno in faccia. Con me la vita dura meno. Io non ho leggi e me ne sbatto della felicità tua e forse pure della mia, c'è troppo da vedere e da usare a questo mondo per perdere il tempo a chiedersi cosa sia la felicità".
Non so perchè ma il suo discorso mi sembrò abbastanza... democratico.
"Io voglio essere libero. Pago le conseguenze di quello che faccio o prima o poi le pagherò, ad ogni modo... vivo".
Poi si mise a ridere, mi strinse la mano e se ne andò ridendo e saltellando tra l'erba, nel prato ingiallito dall'inverno e umido di pioggia. Prese a piovere così, una pioggia sottile, mentre lui apriva le braccia al cielo e si faceva scorrere la pioggia addosso, prima di sparire dietro un cespuglio.

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Contralti...

Posted by durk on 05:09 in
XXX : "... peccato che la natura non ti abbia dato nessun talento musicale..."
durk: "Ma che cazzo dici? Io scorreggio in chiave di DO"

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Departures

Posted by durk on 14:50 in
Cosa ci sarà mai da guardare nel fondo di un bicchiere? Lo alzo, bevo l'ultimo sorso di succo di frutta e ci guardo dentro, mentre il liquido lo macchia. E guardo oltre, guardo attraverso il vetro e quello della vetrata dell'aeroporto e, dopo, quello della finestra di casa mia. Incontrerò le stesse stelle che guarderai tu? Uso il bicchiere come un cannocchiale. Quale sarà l'aereo? Non ha troppa importanza. Conto il tempo.

Mi chiedo cosa stai pensando. Mi importa sempre quello che pensi, anche quando un po' ti odio, anche quando dici stronzate. Il tuo mistero è nel convincere il mondo che puoi andare avanti senza un bottone e spassartela lo stesso sui tappeti rossi.

Charlotte avrà ripiegato il suo pellicciotto nero in uno scatolone o in una valigia. Non lo so nemmeno. L'avrà piegato con cura, non troppa, e poi gettato un po' così, alla rinfusa, tra i vestiti e la collezione di scarpe, perché è nel suo stile. L'ha messo da parte per serate più mondane, tra le lacrime delle certezze che si mischiano a quelle dei dubbi. E alle nostre. I singhiozzi pesanti bisogna mandarli giù, a ravvivare il bruciore di stomaco e il groppo in gola.

Charlotte qualche volta prende le occasioni al volo.
Charlotte qualchevolta è così, denti stretti e pugni serrati anche coi lacrimoni agli occhi, mentre cresce ancora un po'.
E' una tosta, Charlotte, spesso, non solo qualche volta. Lei piange solo quando lo decide lei.
Noi siamo gente col cervello vuoto e in frantumi da un pezzo, siamo quelli che non sanno dire bene: "mi mancherai". No, non nei modi giusti almeno. Non che serva a molto. E poi lei sa. Sa di essere importante, che le occasioni si prendono con un volo all'ultimo respiro di emozione. Sa che il pittore innamorato aspetterà, sa che Pindaro ne parlerà ancora nei suoi racconti e che Agata la terrà stretta anche se sarà lontana.
Piangiamo un po' tutti senza bagnare di una sola lacrima il mondo di chi ci guarda. Sorridiamo, tra le battute al vetriolo che non fanno male, ma che ci potremmo risparmiare, ma è una valvola di sfogo.

Charlotte è un po' il collante. Adesso è il tempo dell'ognuno per sè, perché sappiamo di averne bisogno, anche se non ci farà bene.
O forse ci scalderemo l'un l'altro nell'attesa, un po' ci spero.
Aspetteremo la farfalla. La ragazza col pellicciotto nero ha risvoltato il capo e ne farà seta d'oriente. Un guscio perfetto di seta viva, mentre i pensieri volano lenti, più in alto di lei. I mesi passeranno in fretta. Ci saranno scossoni. Sarà dura. Passerà, saremo forti... ce la metteremo tutta almeno. Charlotte salderà i palmi e conquisterà nuovi orizzonti. Lei ce la fa, noi ci arrangeremo, vedrai ragazza, perciò sorridi.

Pindaro un po' piange, sai ragazza? Anche Pindaro qualchevolta piange. Quel qualchevolta ci lega un po'. Ma non voglio che tu sappia che Pindaro qualche volta piange, sai? Pindaro vorrebbe essere un duro coi denti stretti e i pugni serrati. Ma tu hai il tuo pellicciotto da combattimento e la matita nera per truccarti gli occhi, io al massimo vesto sorrisi e sogni. Prima o poi, prima o poi... intanto pensaci tu, tu che ce l'hai le armi giuste, tu che non avrai tutte le risposte, ma sai fare le domande con la faccia da culo.
Pindaro l'onirico si sa adattare. Ho imparato. Proverò a non distruggere tutto, a tenerti tutto in caldo.
Mi mancherai.

Ma le ore volano e tu già guadagni tempo e un po' lo perdi, quel tempo che - in fondo lo sappiamo per davvero - va sempre troppo di fretta e ogni tanto non ci da tregua o un respiro per gustarci le cose.
Insegui il giorno come una notte dolce.
Aspettiamo tutti la farfalla. Torna presto.

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Posted by durk on 06:53 in
A Little Lie (Dave Gahan)

That time has passed
There's somethings that never really last
We've come undone
To me you'll always be the one

Calm down people
It's just a little lie
You know it doesn't mean nothing
And I realize you could be right

Well, Calm down people
It's just a little lie
You know it doesn't mean nothing
And I realize you could be right

I walk alone
And you know I never felt at home
I'm so hard to please
And I have everything I need

Oh, calm down people
It's just a little lie
You know it doesn't mean nothing
And I realize you could be right

Oh, calm down people
It's just a little lie
You know it doesn't mean nothing
And I realize you could be right


Un piccola bugia (Traduzione)

Quel tempo è passato
Ci sono alcune cose che non sono fatte per durare
Ci siamo lasciati
Per me sarai sempre l'unica

Calma gente
E' solo una piccola bugia
Sapete che non significa nulla
E capisco che potreste aver ragione

Beh, calma gente
E' solo una piccola bugia
Sapete che non significa nulla
E capisco che potreste aver ragione

Cammino solo
E tu sai che non mi sono mai sentito a casa
Sono così difficile da accontentare
Ed ho tutto quello che mi serve

Oh, calma gente
E' solo una piccola bugia
Sapete che non significa nulla
E capisco che potreste aver ragione

Oh, calma gente
E' solo una piccola bugia
Sapete che non significa nulla
E capisco che potreste aver ragione

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Degenerazioni pubblicitarie

Posted by durk on 15:39 in
Avete mai sentito la frase "quest'anno va di moda il viola" e giù vagonate di abiti viola, maglioni viola, pantaloni viola, giacche viola, cappotti viola... vagonate di indumenti e accessori viola.
Alcuni dicono che è la moda, altri pubbilicità. I più la seguono, pochi ne rimangono al massimo affascinati. Certe volte penso solo che ci siano enormi magazzini pieni di stoffe viola da smaltire: ed ecco la moda. Noi, i bisognosi degli avanzi, noi, così desiderosi degli scarti di magazzino dell'anno prima. Noi, i modaioli del riciclaggio pagato caro.
Spesso è così: abbiamo tutti la necessità impellente di svendere qualcosa di troppo a caro prezzo. Credo sia questo che ci rende stronzi.

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Degenerazioni musicali

Posted by durk on 07:43 in
























Credo che i Joy Division abbiamo su di me un potere ipnotico rilassante, soprattutto dopo aver fumato.


"... Looked beyond the day in hand
There's nothing there at all..."

Trad: "...
Ho guardato al di là dell'oggi
Là non c'è assolutamente nulla..."

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The panic / the vomit

Posted by durk on 15:13 in
Alla fin fine non so se mi dispiace essere un androide paranoico. Molto più probabilmente non me ne frega un cazzo. E, poi, almeno così posso dire di sapere chi o cosa sono sono. No, ok, molto più probabilmente non me frega un cazzo.
E se non vedete le linee di basso vuol dire che non siete abbastanza sconnessi.

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Fool enough to almost be it

Posted by durk on 16:01 in
22/09/2008

Non so da quanto non venivo qui, su queste pagine virtuali.
Trovo post vecchi, trovo me, certe volte troppo vecchio, trovo stronzate. Ho pensato più volte di chiudere tutto, perchè certe cose forse non mi appartengono più. C'è anche il fatto che, qualche volta, i passi falsi, gli errori, hanno un prezzo troppo alto per aver voglia di rimediare, di chiedere scusa, di scendere a patti. Il problema è che non so se sono disposto a scendere a patti con me stesso. Alla fine è con sè che si viene a patti, il resto viene sempre dopo. E qui la storia del passo falso un po' cade... magari per rialzarsi. Poi, capita anche di porsi un gradino troppo in alto ed essere un giudice troppo severo e di non riuscire a vedere gli forzi altrui, i mille modi per chiedere ancora un po' scusa. Ma le scuse non sempre portano da qualche parte. Non tutti gli "aiuto" vengono sempre ascoltati.
Allora mi rintano da qualche parte. Il problema è se mi trovo. E sui tram, mio malgrado, mi è spesso facile incontrarmi. Quando mi vedo, da lontano, faccio finta di non vedermi. Mi nascondo tra le rughe e le espressioni di altri visi. Ma poi alla fine sono là, dentro il vetro davanti a me, con la strada ed i palazzi che mi scorrono dietro e dentro, fermata dopo fermata. E il cervello ricomincia a girare, sbalzandomi fuori, tra cigolii tranviari e neuronali.
Ci provo a non pensare. Mi viene in mente un vecchio discorso fatto con un amico davanti a un camioncino dei panini. Tutta quella storia del "voglio diventare stupido", quello che è diventato il mio "pippone" estivo. Giusto per togliermi di dosso quell'aria da falso intellettuale perchè mi sto sul cazzo anche da solo. Basta scrivere, basta leggere, basta musica. Ci ho provato. Ho cercato anche di studiare, di fare qualcosa che serva davvero.
Alla fine nasce quel bisogno di musica e mi faccio di fila la discografia dei Cure.
Poi capita che devo fare un regalo in un negozio che non apre che due ore dopo il mio arrivo davanti alla saracinesca abbassata e che accanto ci sia una grossa libreria. "Solo un salto", mi riprometto... e ci passo tre ore e non compro più di tre libri solo perchè non me lo posso permettere.
Poi capita che la sera piova e che quello scroscio per strada mi faccia venire quella voglia di buttar giù quattro parole.
E allora comincio a riprendere le carte, comincio a rimettermi su i dischi, comincio a pensare, riprendo coscienza del mondo, bestemmio e ricomincio da lì, da un libro, due righe, buona musica a basso volume, luce leggera e uno scroscio d'acqua... e certe volte mi pare giusto giusto di perder tempo.

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Devo far aggiustare l'ammortizzatore posteriore sinistro che non lo sopporto quando fa casino.

Posted by durk on 20:55 in
Serata passata quasi sfogliando vecchi ricordi con qualche anno di troppo, ma senza amaro in bocca. Ricordi innocui, come fotografie che volano in mulinelli di lucido scirocco. Due ragazze straniere, un vecchio amico, una cara vecchia dolce amica che pensavo di aver perso e con la quale sono stato come se non fossimo stati distanti un solo istante. Ballare musica che non mi piace senza cercare un motivo, sigarette buttate, soldi spesi senza fare domande, la macchina piena di gente, le curve di una strada deserta alle 5 del mattino con le luci dell'alba e gli uccelli che cominciano a cantare, una casa dove ho dormito molte notti d'estati lontane, chiacchierate e fumo di sigaretta e rimembranze strane che tornano a galla con la placida malinconia di qualche capello in più e con una consapevolezza di essere in movimento verso un dove e un quando. Niente domande, non un solo "come stai", solo sane risate, lunghe gambe, abbracci di amiche ritrovate, un ballo sulla spiaggia, rivedere gente che non vedevo dalle elementari, ricordi su ricordi, da chiudere in un cassetto anche quando non ce ne stanno più. Ridere, ridere, ridere ancora, le parlate in dialetto che ci capiamo solo noi, sguardi in pista, sudore, umidità, profumo di salsedine. Canzoni veeeeeeeeeecchie che farei pure a meno di sentire, ma che poi ti ricordano certi posti, certa gente, certe situazioni. Sigarette, minchia quante sigarette, le file per un cocktail che non berrò io (sono astemio, ndr). Quanto è bello certe volte lasciarsi andare e tornare ad inseguire i sogni. E grazie per gli abbracci, di chiunque siano stati. Cazzo come sto bene.

PS: Se non avete capito un cazzo, è normale. E anche se avessi voglia di dire tutto, non credo lo farei.

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Lavato con perlana?

Posted by durk on 16:51 in
Capita che gli amici mi vengano a dire: "ascolta questo", "ascolta 'st'altro", "senti 'sto pezzo".
Oggi giornata di studio. Buona giornata. L'esame andrà comunque 'na merda, ma buona giornata.
Poi il BellaNapoli si gira e mi fa: "ascolta 'sto pezzo" e mi fa partire il video su youtube.
Non male la canzone... il video è simpatico... la musica... la musica... mi ricorda qualcosa. Ma sai quanta musica mi ricorda qualcosa?
Vabbè, partita di calcetto. Torno, non c'ho un cazzo da fare. Ma si, ascoltiamoci 'sto "nuovo" pezzo di 'sti tipi "nuovi" che fanno musica "nuova".

Il pezzo è di tali "Fuck Dress" e si chiama "Suburban Nietzsche Freak". Ecchebeltitolocazzuto! Ti vien voglia di sentirla 'sta canzone... e/o di ri-sentirla.



Un bel pezzo. Solo che... boh... sarà 'sto basso... sarà 'sta chitarrina... sarà che è proprio uguale a qualcosa che ho sentito? Saranno i Cure? No, non sono i Cure. Troppo facile.
Ma no, sarà 'sto tara tara tara tara tara taràn... sarà che le note quelle sono e alla fine finiscono, sarà che gli accordi alla fine sono un numero finito... o sarà che io 'sta cosa la conosco davvero?

Il problema sorge quando per certe cose non ci dormi la notte, soprattutto se ci sommi l'ansia pre-esame.

La soluzione si intravede quando cominci a canticchiare:

"Beautiful girl lovely dress
high school smiles oh yes
beautiful girl lovely dress
where she is now I can only guess..."

e via dicendo (ovviamente in un inglese tutto mio). E io 'sta canzone (Gone Daddy Gone) lo so di chi è: VIOLENT FEMMES.



Se state per dire anche voi che non ci credete che sto i giorni ad ascoltare i Violent Femmes... beh... neanche voi vorreste sapere quante volte ho ascoltato questa canzone (peraltro rifatta dagli "Gnarls Barkley").
Bah... sarà 'sto basso... sarà 'sto tara tara tara tara tara taràn... sarà un plagio? Libera ispirazione? Coincidenza? Sarà che me posso andare a dormire? Sarà che qualcuno mi 'sta mandando a cagare? Bah... io non dico che è uguale... ma almeno simile lo sarà?

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Tough boy

Posted by durk on 13:50 in
Disse il saggio: "Kanashimi wa zetsubou ja nakute ashita no manifesuto".
Traduzione: "Il dispiacere non è disperazione, ma un monito per il domani".

Non so se sia giusto come l'ho scritto e nemmeno se la traduzione è esatta, ma fa nulla, mi piace così.

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E mo'?

Posted by durk on 04:35 in
Ma la gente che ascolta i Finley può davvero essere considerata "homo sapiens"?

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Ammazzo il mio tempo

Posted by durk on 10:13 in



Che mi possa piacere qualcosa degli Oasis è cosa strana, eppure mi pare di guardarmi allo specchio e vedermi cantarla. Fanculo.