Don't stop

Due di notte. Il cellulare squilla. Nel buio, con gli occhi semichiusi, per metà addormentato, lo cerco. Lo trovo, guidato dalla luce che si è accesa mentre continua il motivetto della suoneria. Non guardo nemmeno il nome.
«Pronto?» rispondo con la voce rauca.
«Ciao Ale'». E' Daniele, parla con un filo di voce.
«Che cazzo vuoi?»
Silenzio. D'un tratto mi rendo conto che singhiozza. «Che è successo? Che cazzo hai combinato? We, stronzo, parla! Non mi chiami alle due di notte per farmi sentire le tue lacrime».
«Matteo... Matteo è in ospedale».
«Cristo!».
Matteo è il mio migliore amico. Matteo è un grande, sebbene i tanti problemi. Matteo si buca. Matteo non è un idiota. Matteo è uno stronzo. I miei occhi stanno piangendo prima ancora che io me ne renda conto, mentre riattacco dicendo «Arrivo». Cerco i miei vestiti.
Stasera non sono uscito. Forse, se ci fossi stato... Da quando sto con Nadia vedo di meno i miei amici di sempre, il mio vecchio gruppo, la mia "famiglia allargata". Nadia non li sopporta, dice che Matteo è un poco di buono, uno che "vive per farsi". Dice che Matteo non ha rispetto per nessuno. Una volta ne ho parlato con lui. Lui mi ha sorriso amaramente. «Nadia ha ragione, stai con lei, non te la lasciare scappare». Matteo alle donne ci pensa poco. Se ne fa una a sera in certi periodi, in altri non vuole nessuno attorno, al massimo gli amici più stretti. Dice che a "vent'anni non c'è già più abbastanza tempo per ridere", che "basta un soffio e si diventa grandi senza rendersene conto". Lurido figlio di puttana! La realtà è che, da quando Clara ti ha mollato, non te ne sei mai fatto una ragione.
Che cazzo ti passa per la testa quando ti butti in vena quella merda? Infilo i jeans.
Sembra strano, se non fosse stato per Teo (Matteo), quella merda me la sarei presa anch'io. Invece, ha sempre cercato di farmi stare lontano anche dalle sigarette. Mi dice di continuo: «questa merda ti ammazza», poi fa un tiro e la getta via. Però, io ho solo quel vizio: la mia vita, al momento, è tabacco e Nadia. Al massimo qualche canna ogni tanto. Mi infilo il maglione, al contrario, lo tolgo, lo rimetto dritto.
Mi chiedo cosa ti succederà ora. I tuoi adesso dovranno ammettere tutto, dovranno guardarti, addentrarsi nel vicolo buio dei tuoi occhi neri. Noi, "l'altra famiglia", non ce l'abbiamo fatta a starti dietro, a raccogliere i tuoi pezzi. Loro, tua madre e tuo padre, non ne hanno avuto il tempo. Tuo padre ha troppo lavoro da sbrigare. Però ti ha comprato un'auto nuova. Tua madre è troppo impegnata ad andare a letto con qualcun'altro. Da quando si sono separati, dici che non te ne frega più un cazzo, ma non è vero. Tu ci pensi. Ci pensi di continuo. Per te, non è importante chi c'è, ma chi non c'è. Come Clara. Metto le scarpe e prendo la vespa. Lo sai com'è quest'affare, ci vuole un po' perchè parta, ma sto arrivando, amico mio, arrivo, davvero. Io ci sono.
Non morire, brutto stronzo! Sto correndo.
La città è deserta, tiro la manopola dell'acceleratore al massimo. Devo fare presto. Quante volte ce ne siamo andati in giro su questo ferrovecchio? Questo macinino me l'hai regalato tu. Tu li puoi fare questi regali, eh Teo? Tu non hai problemi di soldi. E' per questo che dici che non sono importanti. No, non è vero. Per te davvero non contano un cazzo. Tuo padre non credeva certo di allevare un comunista coi rasta. Ora che dovrà ammettere che sei un tossico, cosa dirà?
Ti sto parlando nella testa, mi senti? Ti voglio bene Teo.
Matteo è più grande di me di tre anni. Mi ha cresciuto come un fratello minore. Mi ha insegnato a suonare la chitarra e a rullare una canna. Mi ha fatto leggere i libri migliori. Ha cercato di darmi una cultura cinematografica, ma io ho bisogno di rilassarmi davanti alla tv.
Non ti muovere di lì, sto correndo. Un altro paio di chilometri. Sto correndo.
Sto piangendo, sento la faccia bagnata e fredda. C'è un pioggerellina leggera. Le lacrime volano via e si perdono sull'asfalto alle mie spalle.
Non me ne sono accorto. Il semaforo era rosso. Non mi sono reso conto dell'incrocio. Frenare non è bastato. Ho preso in pieno l'auto che mi passava davanti. L'ambulanza è arrivata subito. Ad attendermi ci sei tu e gli amici che stanno vegliando su di te. Ci siamo tutti. Siamo qui. Io sono in pessime condizioni, ma ci sono. Mi stanno operando. Ho fatto un brutto volo. Daniele, che mi ha svegliato e Carla continuano a chiamarmi, ma non risponde nessuno. Il cellulare non si è rotto. Non sanno ancora nulla. Ad accorgersi che ci sono, ci hanno pensato Carlotta e Paolo. Hanno incontrato mia madre che piangeva, in un corridoio dell'ospedale.
Il resto è stata una banale ricostruzione dei fatti. Figlio di puttana, è colpa tua se sono qua, su questo lettino ghiacciato, con qualcuno che cerca di salvarmi la vita. No, non è vero, ti voglio bene, amico mio. Non voglio morire, ho paura, io non sono forte come te.
Ho freddo. Mi stanno aprendo tutto. Ti ho visto. Non sei così distante da me. Stringi i denti! Quando tutto questo sarà finito, rimetteremo a posto il bolide e ce la spasseremo. Sarà come i vecchi tempi. Andremo al mare, spezzeremo cuori di qualche ragazzina isterica che ascolta Avril Lavigne e pensa d'essere punk. Nadia si arrabbiera da morire. E' gelosa. E' gelosa anche di te. La amo. E' assurdo, ma voi avete molto in comune, nel vostro modo di pensare di muovervi. Parlate entrambi nel sonno. Dille che la amo. Diglielo.
Questa notte c'è un lutto nella nostra "famiglia". Tu ti risveglierai, smetterai di bucarti. Vorrai a tutti i costi esserci per il mio funerale. Avrai una vita da vivere. Ora sei tu che piangi. E i tuoi occhi sono enormi, rispetto al tuo corpo rinsecchito, gonfio solo di eroina e birra. I tuoi occhi sono due palle nere e dense. Sono occhi da squalo. Per te la vita è sempre stata una lotta.
Ti voglio bene amico mio. Davvero. Ora sono io il vuoto che ti porti dentro. Ma sono un vuoto pesante e sconvolgente, ti starò accanto, vivrò con te, nei tuoi ricordi, nelle tue chiacchiere. Sarà la mia voglia di vivere a tenerti a galla. Sei in debito.
Ora vivi, stronzo.
